
Scontri tra manifestanti e forze dell'ordine nei pressi della discarica Sari di Terzigno (Napoli). Cinque persone coinvolte sono state portate in commissariato a Torre Annunziata, tre appartenenti alle forze dell'ordine sono feriti, secondo un primo bilancio reso noto dalla polizia. Gli scontri si sono verificati quando un gruppo di manifestanti ha tentato di entrare nella discarica. Cariche e lanci di pietre da una parte e dall'altra durante momenti di vera e propria guerriglia.
Via Zabatta e tutte le strade che portano alla discarica appaiono completamente piene di detriti, in diverse vie è stata riversata a terra spazzatura. I vigili del fuoco sono intervenuti con pale meccaniche per rimuovere le barricate, formate da materiale di risulta edile, pezzi di ferro, mentre sulla carreggiata era stato riversato olio. Nessuno dei compattatori è riuscito a sversare rifiuti nella discarica.
Pezzi di mattonelle, pietre, rami di alberi secchi, due bidoni. E soprattutto un grosso masso rimosso grazie a una ruspa fatta arrivare in tutta fretta dalle campagne circostanti. Benvenuti al check point monnezza. Di qui non si passa. Le barricate chiudono al passaggio ogni incrocio che porta dalla rotonda di via Panoramica a Terzigno (Napoli) alla discarica Sari. Hanno il via libera solo i camion che scaricano materiali di risulta per rendere più impenetrabili i blocchi. Due camionette dei carabinieri che da lontano vengono avvistate sulla strada fanno marcia indietro. Forse erano qui per qualche altro motivo, vengono inseguite da gruppi di manifestanti. Qualcuno lancia pietre, senza cogliere il bersaglio. Un operatore tv che riprende la scena viene circondato e aggredito. La tensione è altissima. Contro lo sversamento dei rifiuti nella discarica Sari e contro l'ipotesi di apertura d un secondo sito in Cava Vitiello. A mezzogiorno tocca il punto più drammatico. Quattro camionette delle forze dell'ordine dirette alla discarica per il cambio di consegne con i colleghi che presidiano il sito trovano il blocco di circa duecento manifestanti. Fuoco e pezzi di ferro sono in mezzo alla strada. Le forze dell'ordine chiedono di passare, qualche manifestante si butta sotto le camionette. Poliziotti, carabinieri e finanzieri si dispongono in assetto antisommossa. E' il finimondo. Cariche da una parte, lanci di pietre e bottiglie dall'altra. Un operatore televisivo riferisce che un'auto delle forze dell'ordine gli è passata sul piede. Alla fine si contano tre feriti tra poliziotti e carabinieri, mentre tre donne, tra le quali una incinta, vengono portate in ospedale. Un avvocato, Lucio Pisacane, presente tra i manifestanti, che abita in zona denuncia: "Ci siamo distesi a terra, presi di forza e picchiati con i manganelli". Non serve affatto a rendere meno pesante il clima la presenza costante tra i manifestanti di un cagnolino bastardo, Ciruzza, ormai diventato la mascotte della protesta anti discarica. Alcuni chilometri più avanti, altro fronte della protesta. Nei pressi della fermata della Circumvesuviana e di una gelateria all'incrocio con la strada che porta al Vesuvio sono fermi una decina di compattatori bloccati lì dalla protesta che dura da giorni. Un camion sversa montagne di terriccio e ghiaia per chiudere il passaggio. Le mamme vulcaniche, tra le protagoniste della rivolta, si stendono a terra. C'é chi canta 'Bella Ciao', chi denuncia che i casi di leucemia infantile sarebbero aumentati da quando, da due anni, è stata riaperta la discarica. La scorsa notte un altro camion è stato incendiato, una decina hanno le ruote forate: questa l'ennesima contabilità delle proteste. L'altissima tensione nel Vesuviano non cala col passare delle ore.
Via Zabatta e tutte le strade che portano alla discarica appaiono completamente piene di detriti, in diverse vie è stata riversata a terra spazzatura. I vigili del fuoco sono intervenuti con pale meccaniche per rimuovere le barricate, formate da materiale di risulta edile, pezzi di ferro, mentre sulla carreggiata era stato riversato olio. Nessuno dei compattatori è riuscito a sversare rifiuti nella discarica.
Pezzi di mattonelle, pietre, rami di alberi secchi, due bidoni. E soprattutto un grosso masso rimosso grazie a una ruspa fatta arrivare in tutta fretta dalle campagne circostanti. Benvenuti al check point monnezza. Di qui non si passa. Le barricate chiudono al passaggio ogni incrocio che porta dalla rotonda di via Panoramica a Terzigno (Napoli) alla discarica Sari. Hanno il via libera solo i camion che scaricano materiali di risulta per rendere più impenetrabili i blocchi. Due camionette dei carabinieri che da lontano vengono avvistate sulla strada fanno marcia indietro. Forse erano qui per qualche altro motivo, vengono inseguite da gruppi di manifestanti. Qualcuno lancia pietre, senza cogliere il bersaglio. Un operatore tv che riprende la scena viene circondato e aggredito. La tensione è altissima. Contro lo sversamento dei rifiuti nella discarica Sari e contro l'ipotesi di apertura d un secondo sito in Cava Vitiello. A mezzogiorno tocca il punto più drammatico. Quattro camionette delle forze dell'ordine dirette alla discarica per il cambio di consegne con i colleghi che presidiano il sito trovano il blocco di circa duecento manifestanti. Fuoco e pezzi di ferro sono in mezzo alla strada. Le forze dell'ordine chiedono di passare, qualche manifestante si butta sotto le camionette. Poliziotti, carabinieri e finanzieri si dispongono in assetto antisommossa. E' il finimondo. Cariche da una parte, lanci di pietre e bottiglie dall'altra. Un operatore televisivo riferisce che un'auto delle forze dell'ordine gli è passata sul piede. Alla fine si contano tre feriti tra poliziotti e carabinieri, mentre tre donne, tra le quali una incinta, vengono portate in ospedale. Un avvocato, Lucio Pisacane, presente tra i manifestanti, che abita in zona denuncia: "Ci siamo distesi a terra, presi di forza e picchiati con i manganelli". Non serve affatto a rendere meno pesante il clima la presenza costante tra i manifestanti di un cagnolino bastardo, Ciruzza, ormai diventato la mascotte della protesta anti discarica. Alcuni chilometri più avanti, altro fronte della protesta. Nei pressi della fermata della Circumvesuviana e di una gelateria all'incrocio con la strada che porta al Vesuvio sono fermi una decina di compattatori bloccati lì dalla protesta che dura da giorni. Un camion sversa montagne di terriccio e ghiaia per chiudere il passaggio. Le mamme vulcaniche, tra le protagoniste della rivolta, si stendono a terra. C'é chi canta 'Bella Ciao', chi denuncia che i casi di leucemia infantile sarebbero aumentati da quando, da due anni, è stata riaperta la discarica. La scorsa notte un altro camion è stato incendiato, una decina hanno le ruote forate: questa l'ennesima contabilità delle proteste. L'altissima tensione nel Vesuviano non cala col passare delle ore.
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