
"Io non mi sono mai accorta di niente. Credo che abbia fatto da solo. Chi può averlo aiutato e può aver sostenuto un peso così grande?": così si è espressa a Domenica Cinque Sabrina Misseri, figlia dell'uomo che ha confessato di aver ucciso la nipote Sara Scazzi il 26 agosto scorso ad Avetrana (Taranto). "Quel giorno Sara doveva venire da me per andare al mare. Mio padre dice che Sara sia entrata nel garage, ma non penso sia vero perché lei non scendeva mai di sua spontanea volontà. Forse lui era fuori e le ha detto di entrare chiedendole di dargli una mano". "Quando è arrivata la mia amica Mariangela - ha aggiunto Sabrina - sono scesa dalle scale e mio padre era già fuori, era tranquillo e mi ha detto di non aver visto Sara. Non mi ha mai dato modo di dubitare di lui. Mio padre era preoccupato per la scomparsa di Sara e si chiedeva che cosa fosse successo. Avevo brutte sensazioni perché, conoscendo bene Sara, non poteva essere una fuga volontaria ma non ho mai sospettato che l'assassino potesse essere in casa".
"Penso che la gente sia convinta che abbiamo coperto nostro padre e che eravamo complici, ma non è assolutamente vero. Sono molto ferita perché è sempre stato un padre esemplare, ma se avessi saputo questa cosa non l'avrei mai coperto": ha detto Sabrina Misseri nel corso dell'intervista. "Sono d'accordo -ha aggiunto - che debba pagare ma sono contraria alla pena di morte, deve pagare giorno per giorno, lentamente, per quello che ha fatto. Io voglio andare in carcere per vedere con che coraggio mi parlerà e gli chiederò 'come ti e' venuto in mente?".
"Penso che la gente sia convinta che abbiamo coperto nostro padre e che eravamo complici, ma non è assolutamente vero. Sono molto ferita perché è sempre stato un padre esemplare, ma se avessi saputo questa cosa non l'avrei mai coperto": ha detto Sabrina Misseri nel corso dell'intervista. "Sono d'accordo -ha aggiunto - che debba pagare ma sono contraria alla pena di morte, deve pagare giorno per giorno, lentamente, per quello che ha fatto. Io voglio andare in carcere per vedere con che coraggio mi parlerà e gli chiederò 'come ti e' venuto in mente?".
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