
Mentre gli inquirenti mettono al loro posto le ultime tessere di un mosaico che appare ormai quasi completo, la difesa gioca la carta dell'incapacita' mentale dell'assassino reo confesso di Sara Scazzi, suo zio Michele Misseri, di 56 anni. Sullo sfondo spunta un nuovo giallo: quello delle cuffiette del telefonino che Sara usava per ascoltare musica in Mp3. La ragazzina era uscita da casa con quelle cuffie nelle orecchie, ma degli auricolari finora non e' stata trovata alcuna traccia, ne' l'assassino ne parla nella sua lunga confessione. Che fine hanno fatto?, si chiedono in tanti. E gli squilli del cellulare della quindicenne provenienti dalla cantina, mentre Sara veniva uccisa dallo zio, sono stati 'silenziati' proprio dall'inserimento degli auricolari? Per questo nessuno della famiglia Misseri ha sentito i trilli del cellulare di Sara? In attesa di risposte, oggi e' stata una nuova giornata di interrogatori e di verifiche. I magistrati hanno ascoltato il fratello e il papa' di Sara, Claudio e Giacomo. Il difensore di Misseri, Daniele Galoppa, ha invece chiesto al gip Martino Rosati di disporre una perizia psichiatrica per accertare la capacita' di intendere e di volere del proprio assistito sia al momento del delitto sia nel corso del giudizio. Perche' - spiega il legale - Misseri nel corso di ''diversi interrogatori'' ha fornito ''versioni contraddittorie, assolutamente illogiche e poco credibili''. E poi - sottolinea - ''non ha detto tutta la verita'''. Sul significato di questa sua affermazione il legale non si sbilancia e rimanda a quanto ha scritto il gip nel provvedimento di arresto, quando parla della ''necessita' di approfondire gli aspetti ancora nebulosi'' della vicenda e dell'ipotetica complicita' di alcuni familiari di Misseri dopo l'omicidio. Una delle contraddizioni su cui insiste la difesa e' sulla dinamica del delitto. A pagina 4 del verbale di interrogatorio del 7 ottobre, Michele Misseri spiega che Sara e' scesa di propria iniziativa nel garage in cui lui si trovava alle 14.25-14.30 del 26 agosto, il giorno della scomparsa e del delitto. ''Lei l'ha chiamata?'', gli chiedono i pm. E lui risponde: ''No, e' scesa da sola''. Sul perche' la ragazza l'ha raggiunto, Misseri non lo sa spiegare: ''E' scesa e ha detto: zio!''. Pm: ''Per salutarti?'' Misseri: ''Per salutarmi, penso, penso di si'''. Pm: ''Beh? E quando ha detto 'zio', lei che cosa le ha risposto? Vieni Sara?''. Misseri: ''No, non ho risposto niente (...). Poi non so quello che mi e' successo, Sara si e' girata di spalle (...) forse stava guardando, si e' girata, e io ho preso un pezzo di corda e l'ho attorcigliata al collo''. Sara non ha avuto la forza di gridare. L'uomo dice di aver stretto la morsa per 5-6 minuti, ''troppo tempo'' per la difesa. E mentre stringeva la corda, il cellulare della nipote squillava. Poi Sara e' crollata sul pavimento. Morta. Secondo la difesa, l'assenza del movente dell'omicidio fornita in questo interrogatorio dallo zio, contrasta con le altre due versioni fornite successivamente dall'indagato. Quella resa, poche ore dopo, in presenza del medico legale Luigi Strada, al quale l'arrestato ha detto che Sara, pochi istanti prima del delitto, lo aveva ''toccato ai fianchi con le mani''. E quella resa il giorno dopo al giudice che ha convalidato il fermo, dinanzi al quale Misseri ha cambiato ancora versione: non ha piu' detto che la nipote gli aveva toccato i fianchi, ma ha rivelato di aver palpeggiato la ragazzina e, subito dopo, di averla strangolata. Ha inoltre aggiunto che qualche giorno prima dell'omicidio aveva molestato Sara nella cucina di casa sua. Sulla richiesta di perizia psichiatrica, la procura esprimera' a breve un parere. Oggi, i pm si sono concentrati sulle audizioni del fratello e del padre della quindicenne. Il fratello Claudio ha fornito spiegazioni sulle dichiarazioni rilasciate a 'La vita in diretta' nei giorni scorsi durante le quali ha affermato che il giorno prima del delitto Sara e Sabrina avevano litigato perche' la sorella aveva confidato alla cugina di aver subito molestie dallo zio Michele. Il giovane avrebbe riferito ai magistrati di aver detto cio' per sentito dire, come gia' aveva spiegato ieri ai cronisti il papa' di Sara. Sul contenuto delle audizioni il procuratore di Taranto, Franco Sebastio, dice di non voler aprire bocca. E al difensore di Misseri, che sostiene che il suo assistito ''non ha detto completamente la verita''' su quanto e' successo, risponde indirettamente: ''Noi pensiamo al nostro lavoro, gli altri possono dire quello che vogliono''. Neppure sui tempi dell'indagine il procuratore si sbilancia ma rimanda a quanto ha gia' detto il giorno del fermo di Misseri. ''Sembrerebbe - dice - che per buona parte l'indagine sia conclusa''. Ma, forse non a caso, usa il condizionale.
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