mercoledì 16 maggio 2012

"Incapace di gestire il pericolo". Schettino poteva sbagliare di nuovo

Non sussiste il pericolo di fuga dell'ex comandante della Costa Concordia, Francesco Schettino. Lo scrive la Cassazione, nella sentenza n. 18851, con la quale ha confermato i domiciliari per l'indagato, rigettando i ricorsi della difesa e del pm di Grosseto (il quale chiedeva il carcere per Schettino). "La stessa inaffidabilita' espressa in ordine alla personalita' di Schettino - osservano i giudici di Piazza Cavour - per come il medesimo si e' comportato per tutta la vicenda, non appare significativa di una propensione alla fuga, essendo stato opportunamente messo in luce che egli, a prescindere dall'atteggiamento assunto, e' comunque sempre rimasto sul luogo della vicenda senza cercare di sfuggire all'identificazione e al controllo". CASSAZIONE, DA SCHETTINO RISCHIO REITERAZIONE - I gravi fatti contestati all'ex comandante della Costa Concordia, Francesco Schettino, rendono "concreto il pericolo di reiterazione del reato". Lo scrive la quarta sezione penale della Cassazione, spiegando perche', nelle scorse settimane, aveva deciso di confermare a carico dell'uomo la misura cautelare degli arresti domiciliari. La Suprema Corte sottolinea "il comportamento tenuto da Schettino": non solo, "le gravi imprudenze e negligenze che hanno determinato il naufragio della nave", ma anche il suo "comportamento tenuto nelle successive fasi della vicenda", con il "ritardo nella segnalazione del fatto all'autorita' portuale", la "perdita di controllo della nave e delle operazioni di salvataggio dei passeggeri, gestite da altri", il ritardo "nell'ordine di abbandono nave ai passeggeri, con il proprio abbandono della nave e rifiuto di ritornarvi" la "sottovalutazione dell'emergenza creatasi e il tentativo di accreditarsi comunque come un bravo capitano per la manovra di accostamento della nave". CASSAZIONE, SCHETTINO INCAPACE GESTIRE PERICOLO - Il comandante della Costa Concordia affondata a largo dell'Isola del Giglio nello scorso gennaio, Francesco Schettino, "ha dimostrato di non essere in grado di gestire una situazione di pericolo tipica della sua professione, nonostante la specifica preparazione professionale e l'esperienza maturata". Scrive la quarta sezione penale della Cassazione, spiegando perche' il 10 aprile scorso ha deciso di confermare i domiciliari a Schettino. La Suprema Corte rileva la "scarsa resistenza" dell'indagato "nello svolgimento di funzioni di comando o comunque di responsabile della sorte di persone a lui anche di fatto affidate, a reggere situazioni di crisi e ad assicurare in quelle situazioni l'adempimento delle obbligazioni di sicurezza e garanzia verso i terzi affidati". Cio', dunque, "e' evidenza di pericolo concreto, anche se non di certezza, di reiterazione di delitti colposi correlati all'incolumita' delle persone ogni volta che si proponga un'occasione di esercizio di doveri e obbligazioni di garanzia".

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