martedì 22 maggio 2012
Brindisi interrogate 10 persone
Nessun colpevole, almeno per ora. Non c'è ancora un nome né un cognome per la strage davanti alla scuola Falcone-Morvillo. Sono state sentite una decina di persone prima che ieri sera le luci della questura si spegnessero. Scagionato il radiotecnico Claudio S. il cui nome per mezza giornata ha fatto il giro del mondo perché ha una fisionomia simile a quella dell’assassino con il telecomando. Per alcune ore è sembrato essere lui l’indiziato numero uno e la sua posizione è stata aggravata persino da una sua leggera menomazione fisica che lo rendeva, nei movimenti, ancora più simile al mostro del Morvillo. E' tornato a casa anche il fratello, sentito per ore.
Al lavoro ci sono specialisti di Ros, Ris, Sco, polizia scientifica, arrivati anche dalla capitale. Gli esperti stanno lavorando su più fronti: ascolto dei testimoni, esame dei reperti raccolti dalla polizia scientifica sul luogo dell'esplosione, per ricostruire l'ordigno. E sul video della telecamera davanti alla scuola che ha ripreso quell'uomo tra i 50 e i 60 anni, giacca scura, pantaloni chiari, che potrebbe aver scatenato l'orrore.
SCONTRO TRA PROCURE - Nel frattempo e' cambiato il reato ipotizzato dalla procura di Brindisi per l'attentato: si indaga ora per strage aggravata dalla finalita' di terrorismo. A confermare la nuova ipotesi di reato e' stato il procuratore nazionale antimafia, Piero Grasso: "Una volta esclusa l'ipotesi di un movente personale nei confronti di una sola delle vittime - ha spiegato - non c'e' dubbio che qualsiasi altra ipotesi ha un effetto intimidatorio, sia che il gesto provenga da un singolo isolato, sia da un pazzo, sia da un'organizzazione eversiva, sia dalla mafia o dalla Sacra Corona Unita". Concorde con questa visione il procuratore della Direzione Distrettuale Antimafia di Lecce, Cataldo Motta. Motta era stato protagonista domenica di un "contrasto di vedute" col procuratore di Brindisi, Marco Dinapoli, il quale ipotizzava che l'attentato fosse il frutto di un gesto isolato che l'ufficio titolare dell'indagine era il suo. L'aggravante del terrorismo ha invece radicato il fascicolo a Lecce, sede della Dda che assorbe tutti i reati che hanno a che fare con mafia e terrorismo. Un solo fasciolo, con titola re unico Cataldo Motta. Che non ha gradito l'ammissione da parte di Dinapoli dell'esistenza del video. Per lui è stato un errore diffonderlo. D'accordo anche Grasso: "Quel video per noi rappresentava un vantaggio e ora invece sicuramente un po' meno".
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