
E' il giorno dell'interrogatorio di garanzia nel carcere genovese di Marassi per don Riccardo Seppia, il parroco della chiesa di Santo Spirito a Sestri Ponente, indagato per presunte violenze sessuali su minorenne. In mattinata il sacerdote indagato incontrerà il suo avvocato Paolo Bonanni e deciderà se avvalersi della facoltà di non rispondere.
Nell'omelia di ieri, nella chiesa del prete, nessun riferimento allo scandalo pedofilia-cocaina. Solo la rilettura del messaggio dell'arcivescovo, il cardinale Angelo Bagnasco. Davanti ad un piccolo gruppo di fedeli, il parroco vicario, don Roberto Ghiara, ha letto il duro monito diffuso ieri dalla Curia. E' il messaggio in cui si accusa don Riccardo Seppia di "comportamenti immorali su un minore e cessione di sostanze stupefacenti" e si esprime "sconcerto, dolore" e "fraterna vicinanza alle eventuali vittime e familiari".
ALTRI TRE INDAGATI - Nell'inchiesta nel frattempo ci sarebbero altre tre persone indagate. Uno dei tre coinvolti è un ex seminarista, di 40 anni, indagato per prostituzione minorile. Probabilmente, l'uomo avrebbe avuto un ruolo nell'adescamento degli adolescenti. Gli altri due sarebbero un commerciante genovese e un uomo di Milano di cui non si conosce ancora la professione. Nei loro confronti le accuse sarebbero di cessione di stupefacenti.
Le accuse contro don Seppia, 50 anni, sono pesanti: pedofilia e cessione di cocaina. Da alcuni mesi il telefono di don Seppia era intercettato dai carabinieri del Nas di Milano. L'inchiesta del pm Pietro Forno riguardava un traffico di sostanze dopanti che si è allargato ad un giro di coca, e tra i clienti c'era anche il sacerdote genovese. Le sue telefonate e gli sms aprono un ulteriore filone, quello che fa ipotizzare agli investigatori l'esistenza di relazioni a sfondo sessuale tra il sacerdote e alcuni ragazzini di 15-17 anni di Genova.
GLI SMS INDICIBILI - Venerdì mattina il testo di un sms fa temere agli inquirenti che da lì a qualche ora un quindicenne si sarebbe incontrato con il prete per un rapporto sessuale. E scatta l'arresto. Gli sms sono espliciti: "E' proprio un bel ragazzo, me lo sc...". Oppure: "Mi piacerebbe... ma lui non ci vuole stare" o "Vieni, per te c'è il solito regalino". Il regalino era la cocaina - secondo l'accusa - che don Riccardo si procurava a Milano, frequentando palestre e sauna e con la quale pagava le prestazioni sessuali nel suo appartamento adiacente alla parrocchia. "Un pendolare del sesso e della droga", lo descrive un investigatore. Don Riccardo in alcuni casi, usa toni sconci, con parole che, da chi le ha ascoltate, vengono definite "irripetibili". Ma il sacerdote, al cappellano del carcere, tenta di difendersi: "Ho mandato quel sms ma solo perché ero sotto l'effetto della coca e non ho mai compiuto gli atti di cui mi accusano, fatelo sapere ai miei genitori e al vescovo". I carabinieri hanno fatto riascoltare le intercettazioni ad alcuni genitori di figli minorenni che abitano nei paraggi di via Calda, dove si trova la parrocchia, nel tentativo di identificare voci e ricostruire eventi.
"Sì, che frequentasse dei ragazzi si sapeva, ma la droga, quella proprio no". Terminata la messa, i fedeli commentano l'arresto. Ad ascoltare le voci dei parrocchiani, emerge l'altra faccia di don Riccardo, quella che gli era valsa il soprannome "il prete della notte". Nel quartiere molti raccontano delle sue serate in alcuni locali di via Sampierdarena. Stefania è implacabile quando spiega che "io sono sempre venuta in chiesa, da bambina e da ragazzina, ma da quando è arrivato don Riccardo i miei figli il catechismo li ho mandati a farlo a San Nicola".
Davanti alla chiesa è ancora parcheggiata l'auto del parroco, una Toyota Yaris di colore grigio scuro. Secondo un testimone, i carabinieri la avrebbero perquisita venerdì sera portando via alcuni oggetti. Don Seppia ha passato una notte tranquilla in carcere. Il sacerdote è in cella con un altro detenuto, nell'area protetta della casa circondariale destinata ai detenuti che hanno commesso reati con il coinvolgimento di minorenni. Il prete incontrerà presto uno psicologo del carcere e un educatore. I due incontri mirano a comprendere le condizioni psicologiche di don Riccardo e a verificare se possa essere considerato un consumatore abituale o casuale di stupefacenti. Il parroco è sottoposto a strettissima sorveglianza da parte degli agenti penitenziari.
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