
"Ho fatto sesso a tre con don Riccardo Seppia e un ragazzo albanese": il giovane egiziano Mohamed, diciotto anni compiuti lo scorso dicembre, aggrava con le sue dichiarazioni la situazione di don Riccardo Seppia, arrestato con l’accusa di violenza su minore e cessione di cocaina. Da vittima ora anche Mohamed, diventato maggiorenne, è indagato per favoreggiamento della prostituzione. È stato lui, infatti, a coinvolgere il diciassettenne albanese: entrambi vivono in una casa famiglia di Genova per ragazzi svantaggiati. Il chierichetto baciato dal parroco nella canonica della parrocchia di Santo Spirito ha detto di essersi spostato in tempo e che il sacerdote è riuscito "soltanto" a palpargli il sedere. Si profila quindi una nuova formulazione di accuse per il prete, trasferito ieri da Marassi alla sezione sex offenders del carcere di Sanremo: la violenza diventa tentata ma si aggiunge l’induzione alla prostituzione minorile.
Il suo avvocato, intanto, ha presentato ricorso ieri a Milano al Tribunale del riesame. Ma gli inquirenti snocciolano tutta una serie di contraddizione tra la sua versione e i riscontri e le ammissioni degli altri interrogati. Non aggraverebbe invece la sua posizione il fatto di essere sieropositivo, come riporta l’ordinanza di arresto (durante la perquisizione della sua auto sono stati trovati alcuni farmaci) e come lui stesso ha dichiarato entrando in carcere. I rapporti, a quanto pare, sarebbero stati sempre protetti.
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