
Ci si metteva in fila tre mesi prima. Prenotare una cuccetta per un treno notturno da Lecce a Milano, o viceversa, non era impresa semplice. C'erano studenti che tornavano a casa per le feste, lavoratori emigrati al Nord che facevano ritorno dalle loro famiglie. C'erano quelli che si recavano nella città di origine per votare quando c'erano le elezioni. Partivano da un capo dell'Italia e arrivavano all'altro, attraversando un intero Paese. Vedendo colori diversi, assaggiando i sapori dei territori che si attraversavano. Quando il treno si fermava a Bologna, si compravano le famose lasagne. L'omino con il carrello le passava dal finestrino. E ci si sentiva in viaggio. Ci si sentiva in Italia. Perché su quel treno-notte partivi da Milano, arrivavi sull'Adriatico e lo vedevi diventare Ionio. Perché ti addormentavi a Bologna e ti risvegliavi a Bari. Oppure chiudevi gli occhi a Pescara e li riaprivi in Lombardia. E, abituato ai palloni sgonfi e ai campi polverosi del Sud, vedevi le moderne strutture sportive del Nord. Perché su quel treno-notte attraversavi l'Italia, accompagnando il boom economico.
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