
"Mi sento come sotto un treno". Cristiano Doni non fa il duro. In cella sta male, come racconta chi è andato a visitarlo. "Non riesco a dormire non posso guardare la televisione, provo a leggere un libro ma mi interrompo subito. Vorrei riordinare tutte le mie idee ma non è facile, penso sempre alla mia famiglia rimasta a casa. Ma non riesco nemmeno a ricordarmi del momento in cui sono entrato qua dentro".
Non sta bene l'ex capitano dell'Atalanta, arrestato lo scorso lunedì nell'ambito dell'inchiesta sul calcioscommesse. Lui nega di essere fuggito quando i poliziotti hanno bussato alla sua porta per condurlo al carcere di Cremona: "Ma quale fuga? Quella mattina ho sentito dei rumori e ho pensato a dei ladri, per quello ho provato a rifugiami in garage. I poliziotti, poi, sono stati tutti molto cortesi e comprensivi, come il personale del carcere di Cremona che mi sta aiutando molto".
Daniele Belotti, assessore regionale al territorio, e Giacomo Stucchi, parlamentare sono tifosi e amici di Doni. Lo vedono giù. L'ex capitano dice di non dormire da lunedì, giorno dell'arresto. Non riesce a leggere, non può guardare giornali e televisione. Quando i due gli mettono coraggio e gli dicono che tra poco tornerà a casa per abbracciare sua figlia di 8 anni, lui scoppia a piangere.
Solo lacrime ora per l'ex capitano, niente più forza o grinta. E testa bassa. Dovrà provare rialzarla a partire da venerdì 23 dicembre, quando è in programma l'interrogatorio del gip Guido Salvini.
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