giovedì 8 marzo 2012

Tangenti: soldi nascosti nei Cd, si allarga l'inchiesta



Le mazzette erano nascoste nei cd. Nuove rivelazioni sul giro di tangenti che vede indagato per corruzione il presidente del consiglio regionale della Lombardia, il leghista Davide Boni, e altre 4 persone. L'inchiesta si allarga, ci sarebbero altre dieci persone coinvolte tra cui una donna ex vicesindaco del Carroccio.
"Gli ho dato effettivamente 200mila euro". A far tremare il Pirellone è l'architetto Michele Ugliola che confessa ai pm di aver consegnato due volte a Ghezzi (portavoce di Boni, ndr) in contanti complessivamente 300mila euro destinati all'allora assessore regionale all'Urbanistica e attuale presidente leghista del consiglio regionale lombardo, e provenienti a dire di Ugliola in parte da stanziamenti dell'immobiliarista Luigi Zunino in relazione ai progetti di Santa Giulia a Milano ed ex area Falck a Sesto San Giovanni, e in parte da Monastero per il piano di un centro commerciale in provincia di Pavia. Soldi che il cognato di Ugliola, Leuci, dice di aver contribuito a raccogliere e che, pur non avendo visto consegnare, di sponda sostiene siano stati in un'occasione nascosti dentro custodie di cd al posto delle più tradizionali buste.
Nel corso del 2008 nell'ufficio di Boni sono state recapitate "6 0 7 buste" piene di denaro, rivle Repubblica. "La somma venne da me data al Ghezzi (capo segretaria di Boni e indagato, ndr), dal quale mi recavo la mattina presto, nel suo ufficio in Regione, in via Sassetti, all'undicesimo piano". La causale erano le percentuali per gli "affari andati in essere nel Comune di Cassnao D'Adda", rivela Ugliola.
Le tariffe erano concordate. Per la realizzione di a Lonate POzzolo di un impianto per lo smaltimento di amianto, un imprenditore stanzia 200mila euro, "da destinare a tangenti per ottenere l'autorizzazione dei politici competenti". Ugliola ne parla con "Boni, Ghezzi e Buscemi. Boni e Ghezzi ritengono l'importo congruo e ne accettano la promessa, mentre Buscemi in questa occasione non ne volle. Aveva un forte interesse ad ottenere la valutazione d'impatto ambientale, per la quale stavnao stipulando un incarico professionale per una società del suocero Daccò (detenuto per il crack del San Raffaele, ndr)", scrive Repubblica.

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