mercoledì 15 giugno 2011

Melania, spunta la pista della Camorra



Grandi occhi neri, lo sguardo dolce da ventinquenne. Laura Titta sembra una ragazza come tante. E invece, la soldatessa in servizio nella caserma di Ascoli Piceno (la stessa di Salvatore Parolisi, caporalmaggiore e istruttore nonché marito di Melania Rea uccisa il 18 aprile scorso nel teramano, una concomitanza che getta nuove e inquietanti ombre sull’intera vicenda) nascondeva un terribile segreto: era l’autista del boss Emilio Di Caterino, reggente del clan dei casalesi dopo l’arresto di Setola. Non solo. Spesso e volentieri Laura offriva al clan anche i servigi tipici di una brava donna di casa, come cucinare e stirare gli abiti. La verità emerge dalle intercettazioni e dalle testimonianze dei pentiti contenuti nell’ordinanza di custodia cautelare del giudice per le indagini preliminari Dario Gallo su richiesta dei pm Catello Maresca, Cesare Sirignano e Giovanni Conzo.
E sulla morte di Melania spunta di nuovo la pista della camorra. Nel corso delle indagini sul caso Rea, decine di soldatesse erano state ascoltate dai carabinieri, in cerca di un movente passionale. Parolisi ha difatti confermato almeno una relazione extraconiugale con il caporale Ludovica P. Ma adesso a far venire dei dubbi è proprio Laura. La ragazza appare come «una tipa tosta», dominante anche nel rapporto di coppia. Laura Titta non esita a maltrattare i suoi ex. Il primo, Giuseppe Madonia, lo fa picchiare selvaggiamente attirandolo in una trappola. L’altro Giovanni Mola, collaboratore di giustizia, anche lui vittima di una spedizione punitiva (reo di non aver restituito l’auto dopo due giorni) racconta che per gelosia la soldatessa gli aveva impedito di accompagnare l’amica in comune Angela a casa del boss: "Che ci vai a fare? C’è ancora la moglie". Laura Titta era disposta a tutto, anche ad uccidere il suo ex ragazzo Giovanni qualora l’avesse tirata in ballo. Ma l’arresto di Laura Titta fa ora riemergere vecchie inquietudini: la ragazza, che si era tatuata su una gamba la parola «terrorista» , non esitava a chiedere ai boss casalesi di «punire» i fidanzati che non si comportavano secondo i suoi desideri.

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