
Sono stati i germogli di soia tedeschi mangiati crudi a scatenare l'epidemia del batterio killer Escheria Choli (Ehec) in Germania. Il ministro della Sanità della Bassa Sassonia, Gerd Lindemann (Cdu) ha comunicato, in una conferenza stampa ad Hannover, i risultati delle indagini delle autorità sanitarie tedesche. "Abbiamo identificato un prodotto che è stato fornito in tutte le località in cui si sono verificate vaste infezioni di Ehec", ha spiegato il ministro, secondocui le autorità mediche si trovano adesso "sulla pista giusta".
Già alcuni anni fa i germogli di soia avevano provocato in Asia un'epidemia analoga a quella scatenatasi in Germania, che ha provocato finora 22 vittime nel Paese, con un totale di 2.263 persone infettate. Le autorità della Bassa Sassonia hanno anche individuato un'azienda di Uelzen, che ha distribuito in varie parti del paese i germogli da consumare crudi.
La Commissione Europea ha convocato per martedì 7 giugno una riunione straordinaria del Comitato di gestione, allo scopo di discutere le misure per affrontare la crisi nel settore ortofrutticolo. A causa dell'epidemia, l'Europa registra una psicosi nei consumi di generi ortofrutticoli, con danni importanti all'economia del settore in tutti gli stati membri. Inoltre, il ministero della Sanità di Berlino ha confermato che i responsabili di Sanità e Agricoltura del governo tedesco e dei laender si riuniranno in settimana per l'analisi dell'epidemia. Restano ancora da definire ufficialmente luogo e data esatta della riunione che dovrebbe tenersi mercoledì, probabilmente nella capitale. In Germania intanto non cessano le critiche dell'opposizione sulla gestione della crisi.
In Gran Bretagna, il Centre for the Protection of National Infrustructure (CPNI), agenzia paragovernativa che opera sotto l'ombrello dei servizi di sicurezza, suona il campanello d'allarme: "In Gran Bretagna, cibo e bevande sono a rischio attacco terroristico ed è quindi il caso di aumentare i controlli per scongiurare l'ipotesi di un avvelenamento doloso delle scorte alimentari". Gli esperti del CPNI, riporta oggi il Sunday Telegraph, hanno infatti messo in guardia che la diffusione del virus E.Coli ha evidenziato la vulnerabilità della catena distributiva e l'enorme rapidità con cui l'epidemia riesce a diffondersi. Il CPNI ha quindi chiesto ai produttori, ai distributori e ai supermercati di aumentare la sicurezza presso fabbriche e magazzini e identificare gli anelli deboli della filiera. "Il Regno Unito - ha detto un funzionario dell'agenzia - soffre di un modesto rischio di contaminazione da parte di squilibrati. Ora è il caso di considerare la possibilità di contaminazione da parte di gruppi mossi da una qualche ideologia". Un'analisi che porterebbe non solo nella direzione di Al-Qaida ma anche dei dissidenti dell'Ulster e degli animalisti più esagitati.
Hanno, infine, dato esito negativo in Portogallo le analisi praticate sulle tre persone, da poco rientrate dalla Germania, che presentavano sintomi simili a quelli provocati dall'infezione da E. coli negli ammalati tedeschi. I risultati delle analisi sull'ultimo caso ancora sospetto hanno escluso la presenza dello stesso batterio.
Nessun commento:
Posta un commento