domenica 24 aprile 2011

Divorzio: in Italia attese infinite



Dopo il turismo 'procreativo' arriva quello 'divorzile': per abbattere i tempi lunghi delle procedure per la separazione, negli ultimi 5 anni almeno 8mila coppie italiane hanno divorziato all'estero. Il motivo è semplice, spiega l'Associazione degli avvocati matrimonialisti italiani, per divorziare in 'terra straniera' basta prendere in affitto un appartamento all'estero, farsi intestare il contratto di affitto (incluse le bollette) e chiedere la residenza: sei mesi dopo si fa istanza di divorzio al Tribunale prescelto e in pochi mesi si torna in Italia con una copia conforme della sentenza che l'ufficiale di stato civile italiano dovrà semplicemente trascrivere.
IN ITALIA CI VOGLIONO 4 ANNI - Un iter molto rapido rispetto ai 4 anni che servono in Italia se si procede consensualmente nelle due procedure di separazione e divorzio, che possono 'allungarsi' fino a 13 se separazione e divorzio hanno seguito un iter giudiziario. "L'alternativa al nostro pachidermico iter processuale è rivolgersi alle giurisdizioni straniere", ha spiegato Gian Ettore Gassani, presidente nazionale dell'Associazione matrimonialisti, "quella ecclesiastica per la dichiarazione di nullità del matrimonio o quelle della maggior parte degli Stati membri dell'Europa per il divorzio lampo".

In Europa, ha argomentato l'avvocato, "soltanto in Italia, Polonia, Malta e Irlanda del Nord esiste ancora la fase della separazione. Le insopportabili attese dei nostri compatrioti per ottenere lo stato libero in Italia stanno alimentando l'escamotage di chiedere giustizia in Francia, Inghilterra, Spagna, Romania e ottenere un divorzio in 6 mesi e con spese legali ridotte all'osso". La scorciatoia per porre fine a un matrimonio sbagliato, ha aggiunto Gassani, è data dal regolamento nr. 44/2001 del Consiglio europeo che disciplina il diritto commerciale ma anche quello privato europeo: esso lascia dedurre la possibilità di pronunciare una sentenza di divorzio da parte di un qualunque Tribunale dell'Ue a patto che i coniugi siano stabilmente residenti in quel Paese.
Per gli avvocati matrimonialisti, "il nostro diritto di famiglia, ancorato a vecchi schemi e caratterizzato da lungaggini burocratiche insopportabili non è più tollerato dagli italiani" e annunciano per gli anni a venire "un vero e proprio esodo di massa di coppie che sceglieranno i Paesi con noi confinanti per mettere la parola fine al loro matrimonio".

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