lunedì 26 luglio 2010

Morte al Love Parade


Mentre infuria la polemica sugli interventi che avrebbero potuto evitare la strage di giovani alla Love Parade di Duisburg, la magistratura tedesca ha cominciato il suo lavoro sequestrando tutto il materiale relativo all'evento. La stessa cancelliera Angela Merkel e il neopresidente Christian Wulff, hanno sollecitato che venga fatta luce al più presto. Oggi partono per la Germania i familiari di Giulia Minola, 21 anni, la vittima bresciana dell'incidente costato la vita di 19 ragazzi.
"Sembrava la fine del mondo, siamo vivi per miracolo": inizia così il racconto di Sarino Conti, un agrigentino sopravvissuto alla ressa della Love Parade di Duisburg che ha causato 19 morti. "Sono andato per curiosità, con mio fratello più grande e mio nipote. Non c'era parcheggio, quindi ci siamo incamminati verso il tunnel di accesso. Lungo la strada - ricorda Sarino, 36 anni padre di due figli - c'era un casino di bottiglie, lattine, gente che orinava sui muri o vomitava. Sembrava la fine del mondo. Si capiva che sarebbe andata a finire male". Sarino arriva a pochi metri dal luogo dove si verificherà la tragedia, tra il container e la scala verso il cavalcavia bloccata dagli agenti. "Ad un tratto la pressione della folla é diventata insostenibile. Non capivo, sembravano ubriachi, drogati.. si spingevano, ma non percepivano il pericolo. Alcuni cadevano per terra. La folla premeva, premeva, non potevamo neppure alzare le braccia, i polmoni erano compressi. Quelli a terra venivano calpestati, non potevano evitarlo". Sarino a quel punto si rende conto del pericolo: già nella Love Parade di Essen del 2007 si era trovato in una situazione simile, schiacciato contro un muro, "quella volta abbiamo visto la morte in faccia". "Ci siamo presi per mano e siamo tornati indietro facendoci largo tra la folla, che continuava ad avanzare, nonostante la polizia dicesse di arretrare. Mentre ci allontanavamo dalla zona delle scalette, un gruppo di italiani spingeva, 'dai dai, sbrighiamoci' dicevano. Andavano verso una trappola mortale. Noi siamo vivi per miracolo".
Irina Di Vincenzo, rimasta leggermente ferita, è l'amica di Giulia, la ragazza bresciana morta nella calca. "Ho molto da denunciare" ha detto al telefono all'ANSA, "ma ora non mi si chieda di parlare". In sms agli amici, la ventunenne di Grugliasco ha detto di star bene e che sta tornando a casa insieme ai genitori. La ragazza è ancora sotto choc: "Piange lei, piangono i genitori", riferisce la zia. "Era andata in Germania per divertirsi ed è tornata senza la sua amica", dice riferendosi a Giulia Minola, la compagna di viaggio e di studi morta nella calca di Duisburg. E aggiunge commossa: "Noi Giulia la conoscevamo". Quanto alla nipote "non credo che abbia molta voglia di parlare. Ciò che voleva dire - prosegue la zia - lo ha già detto ieri".
La Love Parade di Duisburg avrebbe dovuto essere limitata a 250.000 persone, secondo il tipo di autorizzazioni concesse dalle autorità agli organizzatori, mentre l'evento si è poi trasformato in un megaraduno con circa 1,4 milioni di partecipanti. Lo afferma l'edizione online del settimanale Der Spiegel che fa riferimento a documenti ufficiali. Dal canto suo il quotidiano di Colonia 'Kolner Stadt-Anzeiger' afferma che il sindaco di Duisburg era già nell'ottobre 2009 stato avvertito che il luogo individuato per la Love Parade era troppo piccolo per un evento del genere.

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