giovedì 6 settembre 2012

Yara, torna la pista del cantiere. Il capitano dei Carabinieri: "Credibile"

"In assenza di alternative, penso che possa essere ancora valida. Ma lo si scoprirà solo se si troverà l'assassino". A dirlo, riferendosi alla pista del cantiere nel caso Yara, è Giovanni Mura, il comandante del Nucleo investigativo dei carabinieri di Bergamo, che dal 16 settembre si trasferirà a Parma con lo stesso incarico, in un'intervista al Corriere di Bergamo. Yara è stata ritrovatanel campo di Chignolo d'Isola: "Vero. Possibile, però, che cani ritenuti attendibili sbaglino? (i cani molecolari che portavano al cantiere, ndr) Lì sono passate molte persone, non solo gli operai che ci lavoravano. Nel cantiere potrebbe anche soltanto essere passato un mezzo che ha caricato Yara poco prima, oppure una persona che con lei aveva avuto a che fare poco prima. I cani fiutano il passaggio della molecola vitale, dovunque essa si sia posata. Non soltanto il passaggio della persona da cui proviene la molecola. Ma siamo nel campo delle ipotesi". Un'indagine molto difficile: "Il telefonino di Yara non dava informazioni, nelle telecamere non c'era nessuna immagine utile, nessun testimone. Lavorare nel nulla completo è un'angoscia. Quando Yara è sparita, abbiamo bussato alle porte di tutte le sue amiche, sperando di trovarla. Ma ogni volta che non la trovavamo, era un colpo". Poi migliaia di segnalazioni tra veggenti, anonimi, mitomani. E sui genitori di Yara: "A volte sono stati loro a darci la forza per proseguire nelle indagini. Spesso li ho osservati in silenzio. Un giorno ho chiesto loro dove trovassero tutto quel coraggio. Hanno risposto: 'Abbiamo altri figli, non possiamo crollare'. Ho cercato Yara come se fosse mia figlia. Ho una ragazzina che ha la sua stessa età".

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