giovedì 6 settembre 2012

"Madonna, c'aggio cumbinato!" Le parole di Schettino

"Madonna, c'aggio cumbinato!" Queste le parole che risuonano alle 21.45 di quel maledetto 13 gennaio nella plancia di comando della Costa Concordia. A pronunciarle è il Comandante Francesco Schettino che si è appena accorto di aver sbagliato qualcosa nella manovra davanti all'Isola del Giglio. Poco dopo il maître Antonello Tievoli esprime rammarico per quell'inchino davanti alla sua terra di origine: "Mi sento in colpa!". Questi e altri dettagli sono emersi dall'anticipazione della perizia suppletiva sulla scatola nera della nave, che sarà depositata la prossima settima al Tribunale di Grosseto e integrerà la prima perizia, presentata lo scorso luglio. Da questi dialoghi, in cui si riconoscono le diverse voci che parlano in plancia, si comprendono molti dettagli importanti per le indagini e per stabilire le responsabilità del disastro. Per esempio, la Costa Crociere sapeva dell'inchino. Infatti, già alle 18.27, quindi poco dopo la partenza dal porto di Civitavecchia, il comandante Schettino annuncia "Amm'a fa' l'inchino al Giglio" e poi, alcuni minuti dopo, l’addetto alla cartografia Stefano Canessa dice al primo ufficiale Giovanni Iaccarino: "Giovà, per la pratica hai avvisato?" e lui riponde: "Ah, per il passaggio al Giglio...". Il Comandante si era reso conto di cosa stava succedendo già alle 21.45, ma la frase più rilevante, dal punto di vista processuale è stata pronunciata alle 21.51, appena nove minuti dopo lo scontro con il fondale dell'isola toscana: "E allora stiamo andando a fondo praticamente, non l’ho capito?", chiede Schettino al telefono con il direttore della sala macchina (allagata) Giuseppe Pillon. Alle 21.54 arriva la comunicazione del Capitano ai passeggeri, cercando, però, di minimizzare l'accaduto: "Di' che c'è stato un black out". Alle 21.56 Schettino dice a Roberto Ferrarini, manager delle emergenze di Costa Crociere a Genova: "Roberto ho fatto un casino!... Senti una cosa: io sono passato sotto l’isola del Giglio, qua! È stato il comandante Palombo... mi ha detto 'passa sotto, passa sotto'" Ma alle 22.02 Schettino è ancora convinto di riuscire a recuperare la situazione e alla Capitaneria di Porto di Civitavecchia, che era già stata allertata dai Carabinieri chiamati dalla figlia di una passeggera, dice: "Abbiamo fatto un black out, stiamo valutando... al limite ci mandino un rimorchiatore". Il Comandante è sicuro di riuscire a tenere a galla la nave ancora alle 22.06 quando comunica ancora a Ferrarini: "Allora Robè, non andiamo a fondo, a fondo non ci andiamo...bisogna chiamare qualche rimorchiatore che ci porti via". Dopo meno di mezz'ora, però, Schettino perde il controllo della situazione. Alle 22.29 chiede a Pillon, direttore della sala macchine: "Allora, dobbiamo abbandonare la nave?". Alle 23.31 la sala macchine è ormai allagata e Pillon annuncia disperato: "Noi andiamo sul ponte". Il Comandante temporeggia ancora e Martino Pellegrini, ufficiale di coperta prende in mano la situazione e ordina: "Andate via, andate via..." Intanto Schettino, in un momento di disperazione, telefona alla moglie Fabiola: "Fabì, ho finito la mia carriera di comandante" ma poi la rassicura: "Abbiamo urtato su un basso fondale, la nave si è inclinata ma sto facendo una bella manovra... è tutto sotto controllo". La preoccupazione, però, torna a farsi sentire quando Schettino, ormai pienamente consapevole che la situazione sta precipitando, nell'ultima telefonata a Ferrarini della Costa chiede: "Cosa dico alla stampa? No, no alla stampa... alla Capitaneria... ho detto del black out...la verità...". Alle 23.19 e 24 secondi il Comandante ordina agli ufficiali: "Pigliate le carte... andiamo sul ponte". Una voce chiede se si deve "abbandonare il ponte", ma lui replica: "Non ho detto abbandonare, venite con me". Alle 23.28 e 40 secondi la Guardia costiera di Porto Santo Stefano chiama la plancia, ma dalla Concordia nessuna risposta.

Nessun commento:

Posta un commento