lunedì 18 luglio 2011

Melania baciata e accoltellata



L’efferatezza del delitto, la lucidità con cui ha agito e, soprattutto, l’aver esposto la figlia di 21 mesi a una simile situazione (la piccola dormiva verosimilmente in auto mentre la mamma veniva uccisa nel bosco a Ripe di Civitella), per la pubblica accusa rendono Salvatore Parolisi, caporalmaggiore dell’Esercito, un soggetto "estremamente pericoloso". In altre parole: potrebbe uccidere ancora. Si mettono male le cose per il marito di Melania Rea, la ragazza di 29 anni uccisa in provincia di Ascoli. Ore d'attesa per il caporalmaggiore dell'esercito, indagato per l'omicidio volontario aggravato della moglie,. Il gip di Ascoli Carlo Calvaresi, al quale la Procura di Ascoli ha chiesto una misura cautelare per il vedovo, sta infatti leggendo i faldoni dell'inchiesta per decidere se ci sono sufficienti indizi per arrestare l'uomo. Una misura richiesta dai magistrati ascolani non tanto per il pericolo di fuga o di reiterazione del reato, quanto per il pericolo di inquinamento delle prove. Parolisi, in effetti, cancellò il suo profilo Facebook all'indomani della scomparsa della moglie (oggi si sa che era già morta) e successivamente nascose uno dei suoi cellulari.
UCCISA MENTRE LA BIMBA ERA IN AUTO - Ma soprattutto, se il quadro accusatorio tiene, l'uomo avrebbe ucciso Melania mentre la loro bambina dormiva in auto. Oggi, secondo quanto riferiscono i suoi avvocati, tornerà regolarmente ad Ascoli, nella caserna del Reggimento Piceno, per riprendere servizio, ma non più come istruttore delle giovani reclute. Prima, passerà a ritirare la sua auto al Ris di Roma, dove la vettura - una Renault 'Scenic' - è stata passata al setaccio. Ora è stata dissequestrata, e, sempre secondo i suoi legali, non avrebbe offerto nessun appiglio all'accusa. I carabinieri, in particolare, hanno fatto accertamenti sul portabagagli, dove si trovava tra l'altro una delle due valigie anch'esse sequestrate alcuni giorni fa. Per gli inquirenti, il soldato, dopo aver ucciso sua moglie al Bosco delle Casermette, deve essersi per forza tolto gli abiti sporchi di sangue e per questo l'attenzione era rivolta al trolley, che poteva contenere un cambio. Ma la difesa non ci sta. È convinta che a uccidere Melania sia stata una donna, come indicherebbe la presenza di Dna femminile, misto a quello della stessa vittima, sotto l'unghia dell'anulare sinistro della Rea.
Melania, secondo l'accusa, non ha reagito e non si è difesa perché "si fidava totalmente della persona con la quale si trovava in quel momento nel boschetto di Ripe...". Gli ultimi attimi di vita di Carmela Rea non sono dunque quelli della preda, della donna che capisce di essere finita in trappola. Dall'autopsia rimbalza l'immagine di una persona passata in pochi istanti dalla vita all'inferno di un'agonia durata 45 minuti. Anche l'unghia dell'anulare sinistro, sotto la quale è stato trovato il profilo del Dna di un'altra persona (una donna), è intatta, nonostante si trattasse di un'unghia ricostruita, particolarmente lunga e fragile: e questo, secondo gli investigatori, "esclude che ci sia stata lotta o resistenza da parte di Melania". S

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