
Torna la paura negli Stati Uniti per un altro possibile disastro ambientale come quello del Golfo del Messico. Venerdì, in Montana, una condotta petrolifera della Exxon Mobil si è rotta, sversando più di mille barili di petrolio, pari a circa 160mila litri, nel fiume Yellowstone, la cui fonte è collocata nell'omonimo parco. Il flusso dell'oleodotto - che porta il petrolio dal Wyoming e dal Canada fino all'area di Billing dove viene lavorato da tre raffinerie - è stato immediatamente interrotto e gli operatori del colosso petrolifero sono giunti sul posto per raccogliere il greggio.
Non è ancora possibile stabilire l'entità del danno. Alcuni giornali locali hanno mostrato le foto di pellicani e tartarughe sporchi di petrolio. Intanto, però, è scontro tra il presidente della Exxon Mobil Pipeline, Gary Pruessing, che ha dichiarato che le ricognizioni hanno mostrato danni limitati a 16 chilometri lungo il fiume mentre il governatore dello stato del Montana, Brian Schweitzer, ha parlato di "report prematuro". "Questa è una zona molto selvaggia, e loro non hanno alcuna idea se sono 5, 50, o 100 miglia, stanno tirando a indovinare. Il fiume Yellowstone - ha continuato il governatore - è importante per noi. Dobbiamo effettuare ispezioni fisiche nel fiume con piccole barche, al più presto", ha precisato. Secondo l'Agenzia per la protezione ambientale solo una piccola parte del greggio disperso potrà essere recuperato.
Sconosciute anche le cause dell'incidente anche se si pensa che la rottura sia legata alle abbondanti piogge cadute nei giorni scorsi nella zona. La condotta è stata costruita una ventina di anni fa ed era stata bloccata il maggio scorso perchè dopo un'ispezione del 2009 era stata dichiarata inaffidabile. Nel 2010 una nuova ispezione aveva evidenziato qualche problema strutturale ma la ExxonMobil aveva deciso di utilizzarla lo stesso.
Nessun commento:
Posta un commento