
Non c'era solo Ludovica. Parolisi chiacchierava in chat sul suo computer anche con transessuali e trascorreva delle ore a visionare materiale a contenuto pornografico. L'indiscrezione, data per prima dalla trasmissione tv Chi l'ha visto? condotta da Federica Sciarelli, svela un'altra parte della situazione che c'era tra Salvatore Parolisi e Melania Rea. Parolisi avrebbe anche tentato di cancellare questi video, ma i contenuti sono stati in parte recuperati dagli inquirenti nel corso delle indagini. Il documento dei carabinieri mostrato dalla trasmissione "Chi l'ha visto?" con l'indicazione dei siti trans visitati da Salvatore Parolisi dal suo computer portatile
Il militare, che comunicava tramite Facebook con il nickname di "Vecio alpino", non scriveva messaggi solo a Ludovica, l'amante soldatessa. Secondo gli esperti del Ros, Parolisi chattava anche con dei trans. Contatti e messaggi, ripescati dalla memoria del pc, inviati dalla sua abitazione ma anche dalla caserma “Clementi” di Ascoli, dove Parolisi addestrava le reclute donna. L’accertamento tecnico dei carabinieri sulla memoria computer, disposto dalla procura di Teramo, entra nei dieci faldoni di atti e perizie che raccontano come, secondo i pm, Parolisi abbia ucciso la 29enne di Somma Vesuviana colpendola con 35 coltellate nel bosco di Ripe di Civitella, nel teramano.
Il gip Giovanni Cirillo nell'ordinanza di arresto bis parlava di un "qualcosa di torbido, di inconfessabile, di non necessariamente penalmente rilevante”, ipotizzando nuovi moventi per il delitto. Questo elemento potrebbe essere quello che intendeva. Le nuove rivelazioni potranno servire ai pm teramani Davide Rosati e Greta Aloisi per definire ulteriormente l’impianto accusatorio che sostiene il movente passionale di un omicidio le cui trame avevano già evidenziato la realtà di un matrimonio ormai in frantumi, fatto di bugie e tradimenti.
E’ ipotizzabile, secondo i legali della famiglia Rea, che Melania, qualche settimana prima di essere uccisa, avesse scoperto le frequentazioni del marito, minacciando di riferirlo all’Esercito. Cosa che avrebbe provocato la perdita del posto di lavoro. Ma c'è un'altra cosa ancora più inquietanti: per i legali della famiglia Rea lo scorso 20 aprile, il giorno della scoperta del cadavere della moglie, Parolisi chattava con i trans mostrando disinteresse per la ricerca.
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