venerdì 6 luglio 2012
Investita da un robot, l'Usl condannata a risarcirla
All'ospedale dell'Angelo di Mestre il personale non è solo "umano". Lungo i corridoi dei sotterranei camminano "robot" porta-oggetti che si sostituiscono agli infermieri nelle mansioni più semplici: trasportano lenzuola, coperte, asciugamani, ma anche vivande.
Il 10 ottobre 2010, però, qualcosa è andato storto: un'infermiera stava uscendo dallo spogliatoio, quando è stata investita da uno di questi robot. Risultato: quattro dita del piede destro schiacciate, entrambe le caviglie e il rachide cervicale con distorsione.
Ora si è conclusa la causa di fronte al giudice del lavoro: l'Usl 12 dovrà risarcire all'infermiera 15 mila euro di danni, oltre agli interessi e alle spese legali. Le colpe dell'azienda sanitaria? Come racconta il Corriere del Veneto, il mezzo non aveva dispositivi luminosi e acustici, né c'erano specchi o segnali di pericolo o percorsi dedicati e opportunamente segnalati. E' stato riconosciuto però anche un concorso di colpa della dipendente pari al 10 per cento: la donna, secondo il giudice, "conosceva bene lo stato dei luoghi", dove da due anni girava il robot.
giovedì 5 luglio 2012
Verona, "La paghetta non basta" e 4 amici svuotano un deposito
I Carabinieri della Compagnia di Verona hanno denunciato quattro ragazzi di Grezzana (con le accuse di furto aggravato e ricettazione), tutti in un'età compresa tra i 16 e i 18 anni, per aver rubato del materiale destinato alla pesca di beneficenza: un televisore da 32 pollici, una macchina fotografica digitale, un lettore dvx, una macchina automatica per il caffè, un piccolo aspirapolvere, un cellulare e giocattoli della scuola d'infanzia parrocchiale.
Si tratta di tre minorenni (due italiani e un albanese) e di un 18enne romeno. Il più giovane dovrà rispondere dell'accusa di ricettazione, mentre gli altri sono accusati di furto aggravato. Tutti e quattro studenti nelle scuole della provincia, figli di famiglie "assolutamente normali", a detta dei carabinieri.
Ai militari che li hanno scoperti, hanno raccontato di aver rubato per rimediare qualche spicciolo in più per le loro spese. Sì, perché, a quanto pare, la paghetta settimanale puntualmente elargita dai genitori proprio non bastava ai quattro amici. E così, nella notte dello scorso 25 giugno, hanno pensato di entrare in un capannone del Comune di Grezzana, a disposizione delle varie associazioni del paese e di fare - totalmente indisturbati - incetta di ciò che vi era all'interno. Per qualche giorno, in paese, si è temuto che potesse trattarsi del colpo di una banda di specialisti, fino a quando il responsabile dell'asilo, durante un normale controllo nel magazzino, non si è accorto del furto. Nel giro di pochi giorni i carabinieri sono riusciti a risalire all'identità dei quattro ragazzi e a recuperare la refurtiva.
"Il sistema della paghetta è ancora molto diffuso nelle famiglie veronesi, ma molto spesso i genitori non si rendono minimamente conto di quanti soldi spendono i loro figli, ma soprattutto di come li spendono", ha dichiarato Giuliana Guadagnini, psicologa del Punto d'ascolto provinciale per il disagio scolastico e il bullismo, in un'intervista al Corriere del Veneto. "I genitori a volte non hanno una corretta percezione dei bisogni economici dei propri figli. Credono che 10 euro bastino per una serata in discoteca, ma con quei soldi al giorno d'oggi non ci si paga nemmeno la benzina. E' ovvio che, anche a fronte della crisi economica, i genitori non possano dilapidare il proprio stipendio per assecondare tutti gli sfizi dei figli, ma è opportuno che almeno sappiano dove vanno a finire le famose (e tanto richieste) paghette". E il passo verso l'illegalità, spesso, si rivela più agevole di quanto immaginato: "Molto spesso sono ragazzi fragili e insicuri che non hanno minimamente presente le conseguenze, anche penali, delle loro azioni. E, convinti di fare una semplice 'bravata' si ritrovano con le fedine penali sporche ancor prima di compiere 18 anni".
"Mia cugina Sarah? Una poco di buono
"Mia sorella Sabrina rimproverava la piccina perché bestemmiava sempre, si vestiva e si truccava come una donna di strada e poi perché si strusciava con tutti i ragazzi, non solo con Ivano". Così ha detto Valentina Misseri a proposito della cugina 15enne Sarah Scazzi, deponendo ieri davanti alla Corte d'assise del tribunale di Taranto dove si svolge il processo sul delitto di Avetrana avvenuto il 26 agosto del 2010.
"Sabrina non era innamorata di Ivano, ma solo attratta come lo erano in tante ad Avetrana, anche a me piaceva", ha detto Valentina.
La donna non ha risparmiato feroci critiche nemmeno al padre Michele Misseri, in lacrime a poca distanza da lei, come riporta il Corriere del Mezzogiorno,: "Mio padre è stato sempre un gran bugiardo, ma gli credo quando dice che è stato lui ad uccidere Sarah. Non glielo perdonerò mai anche se rimarrà pur sempre mio padre". "C'è stato un momento in cui ha accusato mia sorella perchè ingannato dall'avvocato Galoppa che gli aveva fatto credere che Sabrina avrebbe scontato un paio d'anni e lui sarebbe andato in un convento a lavorare la terra".
A proposito della presunta furiosa lite la sera prima della scomparsa tra le due cugine, Valentina ha detto: "Mia sorella quella sera voleva riprendere Sarah per i suoi comportamenti sbagliati che agli occhi della gente la facevano sembrare una poco di buono".
Rabbia dalla madre della vittima, Concetta Serrano Spagnolo: "Sono schifata dalle parole di una donna così spudoratamente bugiarda".
Imprenditore spara ai ladri. Condannato a risarcirli
Ero disperato. Avevo già subito una ventina di furti in tre anni. Quando me li sono visti venire contro armati di spranghe di ferro ho aperto il fuoco. Ho avuto paura". E' questa la versione di Ermes Mattielli, 57enne imprenditore di Arsiero, in provincia di Vicenza. L'uomo è stato condannato a risarcire i due nomadi che si erano introdotti nel suo deposito di ferri vecchi per rubare qualcosa. Gli dovrà elargire 120 mila euro.
Mattielli, la cui pena di un anno di reclusione è stata sospesa, non si dà pace. Ma i giudici sostengono che l'imprenditore non si trovasse in uno stato di pericolo tale da giustificare la scarica di proiettili. Il fattaccio risale al 13 giugno 2006. Mattielli, che vive a poca distanza dal suo deposito, si precipita a vedere che cosa succede dopo che scatta l'allarme.
Arrivato sul posto, ha visto due sconosciuti che avevano ammucchiato cavi di rame, e brandendo delle spranghe gli avrebbero intimato di andarsene. L'imprenditore, preso dal panico, ha impugnato la pistola e sparato tutti i colpi in canna. I due nomadi non sono morti, ma sono stati feriti in modo serio. A distanza di sei anni, l'uomo è stato processato in tribunale a Schio per lesioni colpose ed esercizio putativo del diritto di legittima difesa.
Il pm Alessandro Severi aveva richiesto per lui dieci mesi, il giudice ha deciso per un anno di reclusione con pena sospesa e condizionata al pagamento della provvisionale ai due uomini rimasti feriti. Centomila euro a Blu Helt, 33 anni, colpito da sei proiettili alle spalle e alle braccia, e 20 mila euro per Cris Caris, 30 anni, trafitto da nove colpi all'addome, arti e braccia.
I due, come riporta il Corriere del Veneto, sono stati condannati a quattro mesi di reclusione per tentato furto. L'avvocato di Mattielli ha già fatto sapere che ricorrerà in appello per quella che il condannato giudica un'ingiustizia. Di parere opposto il legale dei due rapinatori, che sostiene che Mattielli non è mai stato in pericolo di vita ma nonostante questo ha aperto il fuoco sui due uomini fino quasi a ucciderli".
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