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martedì 3 aprile 2012

Lampade abbronzanti: aumento di tumore



Ricercatori americano hanno analizzato le statistiche dei pazienti di età compresa tra i 18 ei 39 anni, a cui èistato diagnosticato per la prima volta un melanoma tra il 1970 e il 2009. Essi hanno scoperto che durante questo periodo l'incidenza di questo cancro è aumentata di otto volte nelle giovani donne e quattro negli uomini.
Nel corso di una vita, il rischio di melanoma è maggiore negli uomini rispetto alle donne, mentre la situazione si ribalta nella fascia dei giovani adulti e degli adolescenti, come sottolinea lo staff del Dr. Jerry Brewer, dermatologo presso la Mayo Clinic. Questi ricercatori si sono basati sullo studio di un gruppo di persone di una contea del Minnesota seguita dalla Mayo Clinic per diversi decenni. Lo studio è apparso nel numero di aprile della rivista Mayo Clinic Proceedings.
"Ci aspettavamo un aumento significativo in quanto altri studi lo hanno mostrato in precedenza, ma abbiamo trovato un impatto ancora maggiore rispetto, ad esempio, rispetto alle statistiche del US National Institute of Cancer (NCI), in particolare nei pazienti in gli anni Venti e Trenta ", dicono gli autori dello studio.
Il pericolo della lampada abbronzante - L'esplosione di tumori della pelle nei giovani adulti può essere spiegata con un maggiore utilizzo di lampade abbronzanti, soprattutto tra le donne. "Le persone che ricorrono spesso alla lampada abbronzante corrono un rischio del 74% più alto di sviluppare un melanoma e sappiamo che le donne giovani si affidano ai centri abbronzatura più spesso degli uomini giovani", continua Brewer.
E, nonostante la vastità di informazioni sui pericoli delle lampade abbronzanti, le giovani donne continuano a farne uso regolare. "Sono di fondamentale importanza le campagne per ridurre i fattori di rischio per il cancro della pelle e soprattutto per continuare a mettere in guardia i giovani sugli effetti cancerogeni delle lampade abbronzanti".
Diminuisce invece il tasso di mortalità per melanoma, probabilmente a causa di diagnosi precoce e alle cure mediche più veloci. "Le persone oggi sono più consapevoli della loro pelle e della necessità di consultare un dermatologo quando vedono cambiamenti", osserva Brewer. "Tanti nuovi casi di cancro della pelle possono essere rilevati prima che si diffondano, quando diventano più difficili da trattare".

venerdì 13 gennaio 2012

Emergenza tumori a Napoli



Aumento del 20 per cento delle patologie oncologiche dovute all'inquinamento, aspettativa di vita di due anni inferiore al resto d'Italia, tumori alla mammella registrati anche sotto i 20 anni: questa è Napoli e la Campania. Spenti i riflettori sull'emergenza rifiuti – eccezion fatta per le news sullo smaltimento che avverrà in Olanda – dei problemi napoletani si è smesso di parlare. E soprattutto, di cosa abbia comportato l'emergenza rifiuti e il conseguente inquinamento nella popolazione, si è detto poco.
Per capire il danno che l'inquinamento ha causato ai cittadini campani, abbiamo chiesto lumi al professor Antonio Marfella, tossicologo e oncologo dell'Ospedale Pascale di Napoli. “Soltanto negli ultimi anni le patologie oncologiche dovute con ogni probabilità agli sversamenti tossici sono aumentate del 20 per cento – spiega il professore – i cancri alla mammella nelle donne sono il doppio rispetto al resto d'Italia come sono aumentati in modo esponenziale i carcinomi al testicolo negli uomini campani che detengono ora il triste primato di avere il minor numero di spermatozoi di tutti i maschi del Belpaese. Le donne campane non hanno alcun vantaggio nel fare lo screening alla mammella sopra i 40 anni visto che più di una donna su 7 ha il cancro prima dei 40 anni e spesso addirittura sotto i 20 anni. A questo proposito trovo vergognoso che oncologi come Umberto Veronesi inneggino alle grandi capacità della medicina e non piangano sul fatto di dover registrare questi dati a causa dell'inquinamento”.