venerdì 30 dicembre 2011

Firenze, 90enne picchiata per 60 euro



Una donna di 90 anni è stata aggredita alle spalle, picchiata e rapinata della borsa da un uomo, giovedì pomeriggio, sulle scale del palazzo dove risiede, in via Puccinotti a Firenze. L'anziana, portata all'ospedale di Careggi dai parenti, ha avuto dieci giorni di prognosi per un trauma cranico e, data l'età, è in stato di forte choc. Secondo quanto emerso, la donna stava rincasando quando è stata assalita alle spalle da un uomo col volto coperto da un casco integrale, che l'ha afferrata per il collo e le ha sferrato un pugno sul volto, facendola cadere a terra e portandole via la borsa. Dentro c'erano 60 euro.

Gb, compie 105 anni: le avevano dato 12 ore di vita



Lillie Arnold ha spento la sua 105sima candelina pochi giorni fa. Un traguardo eccezionale, reso ancora più straordinario dal fatto che quando venne alla luce i medici dissero a sua madre che non avrebbe vissuto più di 12 ore. La storia di Lillie ha fatto sorridere e brindare i britannici, stupiti dalla sua vitalità e entusiasmo per la vita.
Lillie oggi è cieca ma ciò non le impedisce di coltivare ancora le sue passioni e di rendersi utile per la comunità. Nonostante le difficoltà, infatti, cuce bambole per un’associazione di beneficenza della sua città e grazie al suo impegno sono state raccolte migliaia di sterline.
Ma come si spiega una tale longevità? Quando nacque Lillie era una neonata molto gracile e con una salute cagionevole, al punto tale che i medici non nutrivano grandi speranze, ma nel corso della sua vita si è impegnata a mantenersi attiva e in buona salute rifuggendo cattive abitudini, molto dannose per l’organismo.
Intervistata dal Daily Mail, Lillie ha spiegato di non aver mai fumato, di non aver mai bevuto alcolici e di essere sempre stata grata alla vita. Insomma, un mix di stile di vita salutare e di ottimismo che le ha permesso di tagliare il traguardo dei 105 anni. Il merito va ascritto anche ai suoi geni, dal momento che anche un altro componente della sua famiglia è vissuto fino a 102 anni e, Lillie ne è certa, all’aria frizzante e salutare dell’oceano che bagna le coste della cittadina dove ha vissuto per tutta la sua vita.

Per l'Inps è morta nel 2002. Niente pensione per una donna di 65 anni



È viva e vegeta, ma per l'Inps la donna è scomparsa nel 2002, insieme al padre morto proprio in quell'anno. Per errore, infatti, è stato registrato anche il suo decesso, ma la donna residente a Maestrino, Padova, pensava di aver risolto il malinteso presentando l'adeguata certificazione nel 2007, quando si accorse dell'errore.
Invece da alcuni mesi E.A., all'avvicinarsi del 65esimo compleanno e della voglia di andare in pensione ha fatto una scoperta come ha raccontato il Gazzettino: "Ho presentato tutta la documentazione che mi è stata richiesta affidando la pratica ad un patronato - racconta -. L'Inps ha risposto che non mi potevano concedere la pensione in quanto risultavo deceduta da anni. Sono rimasta molto stupita, io sono qui e sono viva ma per la burocrazia non è sufficiente. Ho dovuto presentare un certificato che mai mi sarei sognata potesse esserci tra i tanti documenti: si chiama certificato di esistenza in vita e prova che non sono morta".
Dopo aver consegnato il documento, la signora pensava la sua odissea fosse terminata, così dopo una comunicazione dell'Inps del 15 novembre, con certificato di pensione e foglio dei conteggi, si è recata alla posta per la prima riscossione, ma il suo nome non era nella lista. Intanto la donna, che ogni mese ritira la pensione del marito tramite delega, fa notare come l'Inps dovrebbe essere già a conoscenza della sua "esistenza in vita".

La Cassazione: la ex è una donna frivola? Meno soldi e si separa



Assegno di mantenimento ridotto alla moglie frivola che, nel corso del matrimonio, ha dedicato poco tempo alla famiglia preferendo frequentare locali anziché occuparsi del marito e dei figli. Lo ha stabilito la Cassazione bocciando il ricorso di una 37enne di origini tedesche sposata per 9 anni con un medico 50enne della riviera romagnola che chiedeva di avere un assegno di mantenimento più alto rispetto a quello fissato in sede di separazione a 200 euro al mese.
La donna, come ricostruisce la sentenza 28892 della prima sezione civile, aveva chiesto 2 mila euro mensili in sede di separazione ma la Corte d'Appello di Bologna, l'11 settembre 2009, le aveva accordato solo 200 euro sulla base del fatto che nei primi anni di matrimonio, durato dal 1992 al 2001, la moglie, peraltro madre di due figli di 10 e 12 anni, dati in affidamento al padre "aveva l'abitudine di frequentare locali notturni della riviera romagnola anche durante i primi anni di nozze quando i figli erano piccoli". Nella sentenza si fa inoltre notare che la moglie abusava di sostanze alcoliche e di psicofarmaci tanto da doversi sottoporre a terapie psicoanalitiche.
Gia' la Corte d'Appello di Bologna, due anni fa, aveva abbassato le pretese della moglie liquidandole un assegno di mantenimento pari a 200 euro. Inutile il ricorso in Cassazione volto a fare lievitare gli alimenti anche sulla base del fatto che l'ex marito, grazie ad una serie di eredita', era diventato proprietario di ben 11 immobili. La Suprema Corte ha respinto il ricorso della difesa della donna e ha osservato che "la Corte d'Appello ha liquidato alla ricorrente un assegno di 200 euro mensili prendendo in considerazione per un verso la durata del matrimonio, e per altro verso lo scarso contributo dato alla gestione complessiva della vita famigliare in ragione del comportamento e della condotta di vita tenuti durante gli anni della convivenza".
Comportamenti che, come ricostruisce piazza Cavour, erano incentrati su una "vita libera e disordinata, con l'abitudine di frequentare locali notturni anche durante i primi anni di matrimonio". In conclusione la Cassazione fa notare che se l'assegno di mantenimento e' stato abbassato lo si deve alla considerazione del "contributo personale dato dalla donna alla vita famigliare, valutando unicamente il suo comportamento nel corso del matrimonio".