mercoledì 1 giugno 2011

Presentato Conte alla Juve



CONTE, "LA BASE DELLA JUVE E' BUONA NON SERVONO RIVOLUZIONI" - "Mi sono guadagnato la Juve, me la sono sudata. Per me è un ritorno a casa, l'ho sempre sognato. L'obiettivo è tornare a essere protagonisti, possiamo fare grandi cose". Antonio Conte inizia la sua seconda avventura alla guida della Juventus. La prima da allenatore. "Quando ho iniziato la carriera da tecnico mi ero dato quest'obiettivo. È un motivo di orgoglio e soddisfazione. L'obiettivo è riportare la Juventus dove merita di stare e dove i tifosi si aspettano che arrivi. La Juve deve tornare ad essere protagonista". Quanto servirà per far tornare la Juventus al top? "Chi ha tempo, non aspetti tempo". L'ottimismo regna sovrano e non si fanno proclami di rivoluzioni sul mercato: "Ci sono i presupposti, a cominciare dalla società, per fare grandi cose. Non vado allo sbaraglio, qui c'è un progetto per costruire qualcosa di importante. La Juve parte da una buona base anche se non arriva da un campionato felicissimo. Conto sulle motivazioni e sulla voglia di riscatto del gruppo. C'è da aggiustare, non da rifare tutto". Nello spogliatoio, il tecnico ritroverà giocatori che ha avuto come compagni: "Del Piero e Buffon devono rappresentare un valore aggiunto da tutti i punti di vista. Sanno cos'è la juventinità, sanno cosa significa vincere e cosa serve per farlo. Al di là delle scelte tecniche, devono rappresentare un valore aggiunto". E le voci di mercato secondo cui la Juve ha scelto Conte dopo aver capito di non poter arrivare ad altri allenatori? "Non è importante come si parte, è importante come si arriva. E io sono arrivato primo". Prima o poi, dice, dal campo arriveranno le risposte per gli scettici che giudicano il tecnico poco esperto per la panchina bianconera: "Il tempo è sempre galantuomo...".

Spuntano altre tre chirichetti per Don Seppia



"Durante la confessione, eravamo seduti l'uno di fronte all'altro. Non eravamo nel confessionale ne' c'era la sua scrivania a dividerci. Ricordo che mi mise una mano sul ginocchio e prese a dondolarsi avanti a indietro, strusciando la mano. Mi disse che mi pensava molto". E ancora: "Qualche volta, scherzando, mi toccava per farmi il solletico" e "Don Riccardo ha dimostrato un interesse specifico per me. Voleva incontrami da solo. Mi ha chiesto incontri personali.
E, una volta, un mio amico lo ha visto in ufficio mentre guardava immagini pornografiche in internet". Sono queste alcune delle testimonianze rese da tre chierichetti ai carabinieri del Nas di Milano nell'ambito dell'inchiesta su presunti abusi sessuali e cessione di stupefacente da parte del parroco della chiesa dello Spirito Santo di Sestri Ponente, don Riccardo Seppia. I chierichetti, secondo quanto emerge dalle annotazioni dei militari, gravitavano nella chiesa di don Seppia. Avevano tutti eta' compresa tra i 14 ed i 16 anni. Don Seppia, secondo quanto risulta dagli atti d'inchiesta - attraverso una fitta corrispondenza sms li coinvolgeva inizialmente nelle attivita' della chiesa, passando quasi immediatamente ad inviare loro messaggi tesi a creare un rapporto personale diretto. Quindi li invitava a trascorrere del tempo da soli con lui. Questi tre ragazzini si affiancavano al chierichetto che don Seppia avrebbe tentato di violentare, episodio per cui il sacerdote e' attualmente detenuto.
Ecco il racconto del ragazzino: "Si dondolava lateralmente alle mie spalle da una parte e dall'altra - riferisce agli inquirenti - con un contatto fisico tra la sua pancia e la mia schiena. In quell'occasione mi sono molto arrabbiato". Il giovane nega tuttavia che vi sia mai stato un bacio tra lui e il sacerdote, fatto che invece don Seppia riferisce chiaramente in un sms al suo confidente e complice, l'ex seminarista Emanuele Alfano. "Non ha mai provato a baciarmi - dice il ragazzo nell'interrogatorio del 14 maggio scorso - o a fare qualcosa del genere se non in una circostanza in cui mi diede una pacca sul sedere" e "nella circostanza in cui siamo rimasti soli in sacrestia non ha fatto nulla del genere perche' mi sarei divincolato e me ne sarei andato".
Nell'interrogatorio del 17 maggio, racconta ancora il ragazzo: "Tutto e' iniziato quando don Seppia mi ha chiesto il cellulare per aiutare i chierichetti piu' giovani. Ha iniziato a mandarmi sms e a farmi telefonate anche in tarda serata che mi davano fastidio". Don Seppia si firmava "Don". Diceva al ragazzo di essergli "vicino", di pensarlo "molto". Gli chiedeva di andare a trovarlo a casa, di dire alla madre di andare a scuola e invece di andare da lui. "Mi chiedeva come mai un ragazzino carino come me non avesse la fidanzata - riferisce ai Nas - Poi mi e' stato detto che il Don e' omosessuale. Non lo sapevo, con lui ero impreparato". I quattro chierichetti compaiono nel fitto scambio di telefonate e messaggi con Alfano. In queste conversazioni scompare ogni forma di censura. Don Seppia e Alfano scambiano commenti, cercano strategie per avvicinare i ragazzini. "Invitalo a mangiare una pizza, vedrai che ci sta" scrive il sacerdote all'ex seminarista. "Magari, non mi considera proprio" replica Alfano. Nelle prossime ore intanto il gip di Genova Annalisa Giacalone depositera' la nuova ordinanza con cui dovrebbe disporre la custodia cautelare del sacerdote, accusato di tentata violenza sessuale, induzione alla prostituzione minorile, offerta di stupefacenti a minori e detenzione di materiale pedopornografico. Venedi' l'avvocato difensore Paolo Bonanni discutera' il Riesame al tribunale di Milano. "Don Seppia non ha mai consumato rapporti sessuali con minorenni - dice Bonanni - Le cessioni di droga sono solo verso adulti. In quanto all'induzione alla prostituzione minorile, non esiste alcuna prova per dimostrare che lo abbia fatto"

Fermati i rapitori del turista morto a Napoli



Sono stati identificati dalla Squadra Mobile della Questura di Napoli i responsabili della rapina del 18 maggio che causò la morte del turista americano Antonio Oscar Mendoza. Gli autori del grave delitto sono in stato di fermo e si trovano presso gli uffici della Questura, dove è presente il pubblico ministero della Procura della Repubblica che ha assunto la direzione delle indagini.
I due avevao avvicinanto l'uomo e la moglie, appena scesi dalla nave su cui stavo effettuando una crociera per una visita della città, a bordo di un motociclo con targa coperta parzialmente da nastro adesivo nel tentativo di strappargli il Rolex che portava al polso. Mendoza reagì e fu trascinato a terra, sbattendo vioplentemente il capo al suolo. Mori' dopo nove giorni e un intervento chirurgico. Entrambi i fermati hanno precedenti
RICONOSCIUTI DALLA MOGLIE - E' stata la moglie di Oscar Antonio Mendoza a identificare almeno una delle persone attualmente fermate in Questura. La donna aveva già fornito una descrizione di uno degli aggressori del marito, perchè a questi era caduto il casco che portava per coprire parzialmente il volto. Da quell'elemento è partita l'indagine della Mobile partenopea che ha portato all'identificazione dei due scippatori, poi formalmente riconosciuti dalla moglie della vittima.

Calcio scommesse: arrestato anche Beppe Signori




C'è anche l'ex capitano della Lazio e attaccante della Nazionale, Beppe Signori, tra le persone arrestate dalla Polizia nell'ambito di un'inchiesta sul calcio scommesse. Per Signori sarebbero stati disposti gli arresti domiciliari. Ritorna dunque l'ombra del calcio-scommesse. Insieme all'attaccante in manette sono finite altre 15 persone, tra cui ex giocatori di serie A, calciatori di serie minori ancora in attività e dirigenti di società, sono stati arrestati dalla polizia a conclusione di un'indagine sul calcio scommesse condotta dalla squadra mobile di Cremona e coordinata dal Servizio centrale operativo.
Dall'inchiesta è emerso che gli arrestati avrebberofortemente condizionato negli ultimi mesi il risultato di alcuni incontri dei campionati di serie B e di Lega Pro. Nei loro confronti la magistratura di Cremona ha emesso sette ordinanze di custodia cautelare in carcere e nove agli arresti domiciliari.
GLI ARRESTI - I calciatori e gli ex giocatori professionisti arrestati dalla polizia erano parte integrante di una vera e propria organizzazione criminale nella quale ognuno aveva specifici compiti e ruoli, il cui obiettivo era quello di manipolare gli incontri a loro vantaggio. Gli indagati, secondo l'indagine, sarebbero anche riusciti a condizionare alcune partite, attraverso accordi verbali e impegni di carattere pecuniario. Nei confronti dei sedici arrestati, sostengono gli investigatori, ci sono prove "importanti ed inconfutabili".
L'indagine, partita sei mesi fa, avrebbe consentito inoltre di individuare la responsabilità dell'organizzazione in un grave evento verificatosi in occasione di un incontro di calcio disputatosi al termine dello scorso anno proprio a Cremona. Quanto avvenuto in occasione di quell'incontro ha permesso ai poliziotti di allargare l'indagine a diversi soggetti gravitanti nel mondo del calcio che, grazie ai contatti diretti ed indiretti, erano in grado di condizionare i risultati di alcuni incontri per poi effettuare puntate di consistenti somme di denaro attraverso i circuiti legali delle scommesse sia in Italia che all'estero.