venerdì 5 novembre 2010

Gerrard distrugge il Napoli


Il Napoli cade per 3-1 ad Anfield Road contro il Liverpool nella gara della grande illusione. Dopo un primo tempo magistrale, concluso in vantaggio grazie ad un gol di Lavezzi, gli azzurri crollano nella ripresa al cospetto di capitan Gerrard, autore di una tripletta. La squadra di Mazzarri si traveste da Liverpool nel primo tempo ad Anfield Road. Gli azzurri non si fanno intimidire dall'avvio inglese e schiacciano i padroni di casa nella loro metà campo. E’ Lavezzi l’uomo in più per i Reds: l’argentino al 20’ inventa per Cavani che manda alto sopra la traversa, al 24’ sfiora il palo con un destro dal limite. I partenopei sono compatti, attenti dietro e devastanti nelle ripartenze in avanti: al 28’ arriva il meritato vantaggio: Poulsen combina un pasticcio e perde il pallone, Cavani di testa serve il Pocho che scattato sul filo del fuorigioco entra nell’area dei Reds e con un rasoterra non lascia scampo a Reina. Furiosa la reazione dei britannici, che si fanno pericolosi con Johnson e Ngog senza successo nel finale di tempo. Nella ripresa Hodgson butta nella mischia capitan Gerrard, il Liverpool si riorganizza e il Napoli comincia a soffrire dietro. De Sanctis salva di piede su Ngog, Meireles sbaglia da pochi metri a tu per tu con l’estremo difensore partenopeo. Gli azzurri, schiacciati dalla furia agonistica degli avversari, abbassano troppo il baricentro e al 29’ sono puniti da Gerrard. L’immarcescibile capitano dei Reds, che due minuti prima su punizione aveva già sfiorato il pari, approfitta di un clamoroso errore di Dossena. Il retropassaggio troppo corto dell’ex Liverpool si trasforma in un assist per il nazionale inglese, che come un rapace si fionda sul pallone e batte De Sanctis. Il Napoli ha una crisi di nervi (Aronica rischia l’espulsione con un brutto intervento) e nel finale Gerrard completa il sorpasso segnando prima su rigore e poi in contropiede. 3-1 e azzurri a casa a testa bassa. Ora la qualificazione è più lontana.

Il ritorno di Francesco Nuti


Non riesce ancora a parlare bene - nell'intervista rilasciata al settimanale Chi è stato aiutato da una logopedista - ma ha una gran voglia di tornare Francesco Nuti. «Penso di avere ancora tanto da dare, anzi posso dare ancora tutto ». Era il 2 settembre 2006 quando cadde nella sua casa ai Parioli battendo la testa: rimase in coma per due mesi e subì tre operazioni al cervello prima di iniziare un lungo e faticoso processo di riabilitazione. I messaggi di confrorto non sono mancati ma più che dai fan si è sentito dimenticato dal mondo dello spettacolo. Chi l'ha lasciato solo? «Un po' tutti. Sono stato sepolto dal silenzio. Quest'ambiente purtroppo è così».
Prima il suo mondo era fatto di successo e bellissime donne (sono quelle che gli sono mancate di più ha rivelato), oggi tutto ruota intorno alla terapia, allafamiglia («Mio fratello Giovanni e mia madre») e alla figlia Ginevra, avuta dall'ex moglie Annamaria Malipiero, che all'epoca dell'incidente aveva 7 anni. «Ginevra è la mia luce. Mi viene a trovare una volta al mese. Tutti gli altri giorni sono in attesa del giorno in cui viene Ginevra». «Quando sto con lei sono felice. Che cos'è il successo non lo so ma la felicità sono le ore che passo con mia figlia».
«Mi impegno per rimettermi in piedi. Lotto» con una forza di volontà che ha scoperto di avere dopo l'incidente. «Sono stato a un passo dalla morte e ho capito che era ora di affrontare la vita». Nel cassetto ha anche dei progetti per il cinema : erano pronti già quattro anni fa e ora spera solo di trovare qualcuno disposto a realizzarli. Oggi è un nuovo Francesco Nuti: «Sì, un Francesco che vuole tornare presto portandosi dietro tutte le cose buone del vecchio Francesco più la nuova voglia di combattere» -->

Berlusconi non lascia


Silvio Berlusconi offre l'ultimo ramoscello di ulivo a Gianfranco Fini: un patto di legislatura che eviti l'unica alternativa possibile ad una eventuale crisi, ovvero il voto anticipato. Appello che trova la gelida risposta di Futuro e Liberta' che boccia come ''tardiva'' e ''deludente'' l'apertura del premier.
Ma e' in commissione Bilancio della Camera che si misura il reale stato di salute nel centrodestra, e la diagnosi appare allarmante: il governo, complice il voto dei finiani, va sotto su un emendamento alla legge di Stabilita'.
Segno che ormai l'asse dei futuristi con le opposizioni non e' piu' limitato alle dichiarazioni ma si e' consolidato in Aula. Segnali che, messi tutti insieme, danno forza all'opinione - ormai ampiamente maggioritaria nel Pdl - che ormai il voto anticipato sia l'opzione piu' probabile. Cio' nonostante gli sforzi di Berlusconi di salvare in extremis la legislatura.
Tentativi iniziati in nottata quando davanti all'insistenza delle 'colombe' (ormai preponderanti fra ministri e dirigenti, rispetto ai 'falchi' rappresentati in massima parte dagli ex di An), il Cavaliere ha accettato di inserire nell'intervento della Direzione Nazionale il suo appello.
''Va bene, faccio come dite, ma sappiate che a questa cosa non ci credo: Fini un accordo non lo vuole...'', ha detto Berlusconi. Qualche ora dopo, lo stesso premier si ritrova all'Altare della Patria con il presidente della Camera. Prima evita l'incontro, poi prende l'iniziativa, stringe la mano a Fini e inizia a parlare. Si sfoga sulle recenti inchieste, parla del caso Ruby, si dice incredulo. Forse parlano anche d'altro. Il tutto dura pochi minuti, ma e' un modo per rompere il ghiaccio.
Nel primo pomeriggio, il Cavaliere si presenta davanti a dirigenti, parlamentari ed eurodeputati. Rivendica le tante cose fatte al governo, dice di essere pronto a fare ''5 passi avanti'' (un riferimento ai punti programmatici) ma nessun passo indietro; chiede compattezza al partito di fronte agli attacchi di media e pm ed ipotizza che dietro l'inchiesta di Palermo sulla escort Nadia Macri' ci sia una ''vendetta della malavita''; assicura che le ''ondate di fango'' non lo fermeranno e che l'unico a poterlo fare e' ''il popolo'' attraverso il voto.
Ma e' sul rapporto con Fini e le sue truppe che verte il fulcro del suo discorso: ''Se Futuro e Liberta' ritiene esaurita l'esperienza di questo governo lo deve dire subito e con chiarezza perche' noi siamo pronti ad andare subito alle urne; se invece vuole andare avanti siamo pronti a realizzare un patto di legislatura''.
Il premier non si limita a riconoscere la creatura politica di Fini, si dice anche ''disponibile a prendere atto di una diversa offerta politica nell'ambito del centrodestra''. Non solo. Denis Verdini spiega che e' pronto a sedersi al tavolo per incontrare il leader di Fli, perche' certe cose non possono essere lasciate agli 'ambasciatori'. Ma l'offerta, il massimo che si poteva fare per Berlusconi, lascia del tutto indifferente Fini. Le colombe di Fli - da Menia a Moffa, da Ronchi a Viespoli - sottolineano il riconoscimento del Cavaliere. Ma il presidente della Camera, che preferisce tenere coperte le sue carte in attesa di Perugia, lascia che sia Italo Bocchino a parlare per lui. E le sue non sono certo frasi distensive. Quello del premier e' un discorso ''deludente, figlio della debolezza'', attacca il capogruppo di Fli, che ammonisce: ''Dopo Perugia nulla puo' restare come adesso''.
Ma lo scetticismo notturno del Cavaliere su Fini ha trovato altre e ben piu' amare conferme nel voto di Fli in Commissione Bilancio. ''Si sono messi contro Tremonti e, di conseguenza, la Lega'', e' l'analisi di un dirigente del Pdl. Carroccio che tuttavia, almeno per ora, continua a fare da sponda al Cavaliere.
''I finiani non possono altro che parlare, non hanno il coraggio di rompere perche' hanno paura del voto'', spiega Umberto Bossi. Ma in serata, a palazzo Grazioli, prevale il pessimismo: Fini non rompera' perche' lo mollerebbero in troppi, ma non fara' nemmeno accordi; vuole solo guadagnare tempo, logorare il governo in attesa di un'inchiesta che mi spazzi via. Per questo, con la Lega che scalpita e che dopo il federalismo potrebbe sfilarsi, al momento l'obiettivo piu' realistico di Berlusconi resta uno solo: fare in modo che la responsabilita' della rottura cada unicamente sulle spalle dell'ex alleato.

giovedì 4 novembre 2010

Il Milan non accetta regali 2-2


I primi venti minuti di gioco rappresentano una grande sofferenza per i padroni di casa, messi sotto tatticamente e non solo dagli avversari: Higuain, Pepe, Xabi Alonso e Di Maria bussano alla porta di Abbiati, ma con poca precisione. Al 20' il gol ospite sembra cosa fatta, ma Pirlo si supera, salvando per due volte nei pressi della riga, a portiere battuto, prima sul colpo di testa di Higuain, che sovrasta Abate, e poi sulla conclusione di Carvalho. Scampato il pericolo, gli uomini di Allegri mettono la testa fuori dal guscio, ma Ibra, solo, ma da posizione decentrata, si fa iponotizzare da Casillas. Lo stesso svedese, dopo una sceneggiata di Cristiano Ronaldo, ha un'altra chance, ma il suo pallonetto è fuori misura. A fine tempo, gli ospiti passano. Sergio Ramos serve Di Maria, assist in verticale dai 20 metri per Higuain, solo ai 9 metri: l'argentino controlla e di destro non lascia scampo ad Abbiati. Si riparte con il Milan sotto e con il Real in controllo, al quarto d'ora, allora, Allegri toglie Ronaldinho, che esce scuotendo la testa, e immette Inzaghi. I rossoneri rischiano grosso con Abate, che nel giro di due minuti commette due falli da ammonizione su Ronaldo: la prima volta Webb l'ammonisce, la seconda lo grazia. A metà tempo i padroni di casa pareggiano. Pepe si fa scappare Ibrahimovic, che mette in mezzo da sinistra: Casillas cerca di andare in presa, ma mette sulla testa di Inzaghi, che ringrazia e depone in fondo al sacco. I madrileni si ributtano all'attacco, ma l'Inzaghi show non è finito: a dargli una mano, al 34', è il guardalinee, che lo lascia scattare con un fuorigioco di circa un metro su lancio di Pirlo. Al cospetto di Casillas, ancora una volta non esente da colpe, il bomber piacentino lo beffa con una conclusione che va lentamente a infilarsi in rete. Il Milan, però, si fa male da solo: al 49', Pedro Leon batte Abbiati e fissa il punteggio sul 2-2 finale.